PERCORSO - we-building

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ll Metodo Webuilding® sviluppa un percorso a tappe adattabile sia per l’avvio che per il consolidamento e la gestione efficace di gruppi (di impegno civico, sportivo, ecclesiale, di sviluppo comunitario, aziendali). Le tappe sono organizzate in sette aree tematiche e seguono un percorso a spirale che consente il raggiungimento degli obiettivi di crescita e di attivazione efficace del gruppo “a diversi gradi di intensità”. Per ogni tappa sono offerti giochi relazionali versatili per i diversi contesti in cui ci si trovi ad operare. Per ciascun livello di crescita il Metodo Webuilding® consente spazi per la metalettura dell’esperienza fatta.
Ogni livello si conclude con la consegna di un impegno e degli “strumenti” da portare via al termine della sessione di lavoro.  Un metodo leggero e “pratico”, dunque, per imparare ad essere più felici insieme agli altri, che coniuga relazione con spiritualità, comunità con individualità; un ponte tra il dentro e il fuori, una via per la bellezza di fare comunità. Nello specifico le aree sono:
1) Conoscenza di sé: ha lo scopo di aiutare l’autoesplorazione per condurre ad un’esperienza di gruppo consapevole, in cui siano chiari punti di forza e aree da energizzare.
2) Conoscenza dell’altro e incontro: è finalizzata all’esperienza del “vedere” l’altro, del percepire e del sentire ciascuno così com’è al di là dei propri filtri percettivi, per  condividere un’espe-rienza di “scambio significativo”.
3) Ascolto e comunicazione: ha l’obiettivo di esortare la “com-unione”, ovvero di avviare le persone verso l’intimità educando a scambi di messaggi che, al di là delle parole utilizzate, aiutino a diventare consapevoli anche dei significati non verbali.


4) Conflittualità e inclusione: la costruzione della “dimensione del Noi” non equivale ad ignorare le divergenze e i conflitti bensì richiede di riconoscerli, affrontarli e gestirli in modo “generativo”. Includere, concetto ben diverso da integrare, presuppone l'accoglienza incondizionata della diversità e necessita di specifiche attitudini e competenze elaborative.
5) Accettazione e perdono: punta alla conoscenza delle proprie “zone d’ombra” che fanno da ostacolo alla relazione, e al perdono come via per accettare pienamente se stessi e limitare agiti proiettivi sugli altri di vissuti indesiderati.
6) Cooperazione: “essere squadra” è fare un’esperienza gruppale ben più profonda del semplice stare insieme di un gruppo accomunato da valori e da regole condivise. Un gruppo che lavora per concretizzare obiettivi comuni ha bisogno di costruire in primis coesione e interazione, senso di fiducia e di appartenenza, per stimolare l’assunzione e la realizzazione di impegni reciproci, nella consapevolezza che “si vince insieme affrontando limiti e ostacoli di ciascuno”.
7) Intimità: ogni relazione autentica è in grado di stimolare intimità, ossia un’esperienza intersoggettiva di fiducia e di affidamento reciproci, in cui le persone conquistano un livello di unità tale da scoprirsi risorsa l’uno per l’altro, e dove il contributo di ciascuno (sia in termini di risorse che di fragilità) valorizza l’altro.

Uno più uno... fa tre: il “noi” non è somma delle parti ma una terza entità che, superando i limiti individuali, valorizza ciascuno.


WEBUILDING
Associazione di Promozione Sociale
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